Madri separate - Separazione e divorzio - Storie di GenGle

Separazione: come affrontare il proprio passato

Di Sara Uliana

Pubblicato il 01 settembre 21.16

La musica è magica, ha il potere di riportare ad un periodo preciso della propria vita, ad un ricordo preciso, ad una sensazione esatta. Ascolto queste canzoni e mi viene un brivido qui, lungo la schiena. Un nodo in gola e un’emozione intensa mi pervade. Mi scende una lacrima, lungo la guancia e non ci posso fare niente. Non è tristezza, non è dolore, non è paura ma è un insieme di tutte queste emozioni, che riempiono l’anima e che si fermano in gola. Succede ogni volta che vedo quel concerto, ogni volta che penso che io c’ero insieme a tutta la folla di persone, nella notte in cui ho scoperto un mondo nuovo, da quando ho lasciato quella calda casa sicura.

Io non lo so se ho fatto la cosa giusta. In assoluto intendo.

Tante persone sono cambiate, io per prima e troppa sofferenza è venuta a galla. O forse molto semplicemente è emerso quello che siamo veramente, togliendo quella patina luccicante che mostravamo in superficie. Ne stiamo uscendo più scuri in volto e doloranti, ma sicuramente più veri.

Il limbo tra separazione e divorzio ti tiene in un’agonia e una tensione che ricordo con poca nostalgia. Le mattinate dall’avvocato, le lettere per formalizzare ogni piccola discussione, dover dare sempre una prova tangibile e dimostrare qualcosa a qualcuno che, in fondo, ci giudica e non ci conosce per niente. A tutela dei nostri figli ma soprattutto dell’ideale sociale di famiglia, un valore che abbiamo frantumato sia attivamente, varcando la porta per non tornare più, sia passivamente, senza lottare davvero per trattenere chi se ne stava andando. 

Ancora musica. Maniche corte, italiano maccheronico, buon vino e quel modo di fare, di chi ne ha viste tante e ne ha provate ancora di più, sulla propria pelle. Altrimenti non scriverebbe canzoni così. E i suoi occhi, chiari nella notte buia. Lo sguardo di una persona dice tutto, più della macchina che compra, della casa in cui abita e dei vestiti che indossa. Guarda una persona dritta negli occhi e tieniti pronto a sentirla, dentro, proprio in quel nel momento in cui incrocia la tua vita. E alcuni di noi all’aumentare del numero di rughe e al cambio del colore della barba, diventano più consapevoli di se stessi ma soprattutto di cosa, nella propria piccola esistenza, non vogliono più. Uno sguardo che vede lontano, la voglia di un’orizzonte ancora nuovo. Il tempo è sempre poco e la voglia di vivere pienamente più intensa al trascorrere di ogni minuto regalato.

Non voglio che il passato dica chi sono ma lascio che sia parte di chi diventerò domani. Oggi imparo ad ascoltarmi e a volermi un pò più bene, perdonandomi per aver preso decisioni che hanno fatto soffrire chi amavo. Il mio dispiacere maggiore non è rivolto a ciò che ho vissuto ma a quello che fatico ancora a costruire con chi, come il mio ex marito, ha significato tanto per me. È un nuovo rapporto che non decolla, dove il rancore non è stato veramente lasciato alle spalle e che funziona solo se io continuo ad essere la persona che lui ha conosciuto. Non riesce a vedermi sotto una luce diversa e con una prospettiva del tutto nuova, non solo di madre. Mi manca ridere insieme, parlare con complicità dei figli, il dialogo che avevamo. Non era solo frutto dell’amore, ma soprattutto del rispetto che io ho sempre nutrito per lui come persona. Perdere questo e trovare un muro quando gli parlo di progetti personali e delle mie necessità mi dispiace davvero, ma capisco che il nostro concetto di famiglia allargata e il nuovo rapporto che vorrei costruire tra di noi, non viaggia alla stessa velocità. Per certe cose ci vuole tempo o forse, purtroppo, non arriveranno mai e vanno lasciate così come sono. Non si può obbligare la gente a cambiare, se non lo vuole in prima persona e questo spesso mi fa pensare che se non ci fossero i figli, sarebbe sparito dalla mia vita per sempre.

Mi amareggia, credo che i rapporti tra le persone siano fatti di chiaroscuri e non siano così netti e definiti, incasellati meccanicamente ed etichettati. Siamo fatti di qualcosa che va più in là del concetto di giusto e sbagliato.

Ora sul palco sono in due. Bottiglia di vino e chitarra in mano.

Inizia una nuova canzone e quel brivido ripercorre di nuovo la mia schiena.

Quella sera io ho scoperto questa musica per me nuova, il rock, che vibra nel profondo e che non serve solo per rompere le chitarre sul palco e gridare come dei pazzi nel microfono. Si può essere duri e dire cose imponenti anche usando modi gentili. E questa forza ci può portare ovunque, anche nei posti più lontani e inimmaginabili, tanto tanto quanto la musica.

 


CONSIGLIATI PER TE


0 COMMENTI E RISPOSTE

Questo sito Web utilizza i cookie. Se continui la navigazione consideriamo che accetti il suo utilizzo. Puoi ottenere maggiori informazioni nel nostro Condizioni d'uso