Separazione e divorzio

Divorzio: l'assegno di mantenimento potrebbe essere regolato per legge

Di Redazione GenGle

Pubblicato il 01 settembre 21.16

Alla fine siamo tornati a un po' di buon senso. Dopo molti mesi di attesa (e tante pagine di giornale su Berlusconi e Veronica Lario, sul'ex ministro Grilli e sui vari vip che divorziano rumorosamente), la Cassazione a sezione unite (cioè la massima autorità giudiziaria) ha stabilito che l'assegno di mantenimento all'ex coniuge non può essere stabilito con un solo parametro, ma caso per caso e analizzando tanti fattori.

Di certo è stato messo in soffitta il criterio del tenore di vita, quel principio che faceva rivendicare alle ex mogli dei vari Paperoni assegni da capogiro. Ma anche il criterio dell'autosufficienza economica non basta più da solo: una donna o un uomo in età ancora da lavoro potrebbe rimboccarsi le maniche e trovarsi una sua nuova attività. Ma se l'ex moglie ha più di 50 anni, per esempio, e ha rinunciato alla sua carriera perché ha dovuto tirar su tre figli e aiutare il marito nel suo negozio, per dire, allora non si può non aiutarla a vivere dignitosamente con un assegno di mantenimento congruo.

Quindi il calcolo dell'assegno va fatto in base a vari parametri, tenendo saldo il principio che all’assegno di divorzio deve essere attribuita una "funzione assistenziale e, nello stesso tempo, compensativa e perequativa". Una funzione che discende direttamente dal principio di solidarietà (che discende direttamente dalla nostra Costituzione) e che trova concretezza in un confronto delle condizioni economico-patrimoniali dei due coniugi.

E così ora potrà riprendere quota un disegno di legge che era rimasto in sonno alla camera: la proposta, votata già in commissione giustizia, è firmata dalla deputata del Pd Alessia Morani. Solo due articoli, che però trasformerebbero l'orientamento della Suprema corte in una legge uguale per tutti.

 

L'articolo 1 di questa proposta di legge attribuisce all'assegno di divorzio una funzione “compensatrice” dell'eventuale disparità economica che si può determinare in seguito alla fine del matrimonio. Nella valutazione pesano diverse “variabili”: le condizioni personali ed economiche, il contributo personale dato da ciascuno nella conduzione familiare durante il ménage alla formazione del patrimonio, sia personale che comune, il patrimonio e il reddito di entrambi, la possibilità di produrre reddito anche in funzione delle formazione professionale e della capacità lavorativa, l'impegno nei confronti dei figli, la loro età e indipendenza o la presenza di handicap. Per finire un ruolo lo giocano anche le “responsabilità” nel determinare il venire meno della comunione spirituale e materiale.

No, invece, all'assegno in caso di nuove nozze, di unione civile con un'altra persona o di stabile convivenza. Una perdita del diritto irreversibile sulla quale non incide in alcun modo la fine del nuovo legame sentimentale. «Abbiamo in cantiere anche un progetto di legge sul divorzio diretto, per tagliare ulteriormente i tempi anche rispetto al divorzio breve – dice la deputata del Pd Morani che ha presentato la proposta – Nostra intenzione è dare dignità di legge anche ai patti prematrimoniali, dei quali ormai tengono conto anche ai giudici, per prevenire il contenzioso. Infine credo sia arrivato il momento di discutere anche di una modifica dei patti successori».

 


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1 COMMENTI E RISPOSTE

.from Federico I.

.the_day
ottobre 29 alle 12:21h
Introdurre i patti prematrimoniali oppure impostare un assegno di mantenimento a decrescere nel tempo così come fatto per l'assegno di disoccupazione. Gli effetti del matrimonio non possono essere eterni anche dopo lo scioglimento del contratto, è ora di rivedere non solo la legge ma anche la giurisprudenza!

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