Parla il professionista

Cosa è la BIGENITORIALITA' per la Suprema Corte?

Di Avv. Luigi Romano

Pubblicato il 30 dicembre 17.46

Bigenitorialità equivale a tempi paritetici con i due genitori? I chiarimenti della Suprema Corte – Cassazione civile, sez. I^ ordinanza del 10 dicembre 2018 n. 31902

Bi-genitorialità: è una parola che sempre più spesso viene utilizzata, soprattutto da quando in Parlamento è in discussione il ddl Pillon.
L’art. 11 del disegno di legge prevede, tra le altre cose, il diritto dei minori a “…trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”. Bigenitorialità, quindi, significherebbe tempi uguali con i figli.

Ma i giudici della Corte di Cassazione sono d’accordo?
Il 10 dicembre 2018 gli Ermellini, con ordinanza n. 31902/2018, hanno spiegato che il principio è inteso come diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse, ma sempre considerando le esigenze di vita del minore, le consuetudini di vita di entrambi i genitori, la disponibilità a mantenere un rapporto assiduo, la capacità di relazione affettiva, di attenzione, comprensione ed educazione.
In altri termini, il giudice deve considerare tutti questi elementi prima di ripartire i tempi di permanenza del bambino con ciascuno dei genitori: quello che saprà instaurare un più forte legame affettivo, che saprà meglio educarlo e che saprà farlo crescere in un ambiente sociale più sano, avrà il diritto di trascorrere più giorni con il figlio. Il giudice dovrà valutare, caso per caso, le singole realtà familiari senza stabilire a priori tempi uguali di permanenza del bambino presso entrambi i genitori.
In buona sostanza – ritiene la Corte – non tutti i genitori sono uguali.
D’altro canto, lo stesso art. 11, è chiaro: “Qualora […] non sussistano oggettivi elementi ostativi, il giudice assicura con idoneo provvedimento il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori”. Cioè, il giudice resta sempre vincolato all’assenza di elementi ostativi: se il genitore non è capace a relazionarsi con il figlio, a educarlo e a comprenderlo, non gli sarà mai affidato il bambino per lo stesso tempo in cui viene affidato all’altro genitore.

 


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4 COMMENTI E RISPOSTE

Di Carmen Vento

Pubblicato il
gennaio 09 alle 11:48h
"se il genitore non è capace a relazionarsi con il figlio, a educarlo e a comprenderlo, non gli sarà mai affidato il bambino per lo stesso tempo in cui viene affidato all’altro genitore." - la domanda è: come fa un giudice a dichiarare che un genitore non è capace di relazionarsi con il figlio?

Di Federico Iacuzzi

Pubblicato il
gennaio 10 alle 17:12h
Più tempo si ha a disposizione con il figlio e più possibilità si ha di relazionarsi con lui e di conseguenza di accrescere il legame affettivo. Dove sta quindi il vantaggio per il figlio di poter godere della vicinanza del papà e della mamma se gli viene sottratto un genitore in partenza? Questa non è bigenitorialità ma le vecchia e disastrosa maternal preference.

Di Sandro G.

Pubblicato il
maggio 04 alle 09:22h
Questa sentenza è un assurdo perché a priori stabilisce che il giudice deve accertare chi è il genitore migliore per attribuirgli più tempo. Ma non esiste un genitore migliore. Questo del ‘genitore migliore’ è un concetto vecchio e arcaico, contrario alle norme previste nell’ordinamento italiano e internazionale. Le norme del nostro codice civile parlano di ‘entrambi i genitori’. Ma come si fa a stabilire quale genitore è più in grado di stabilire un legame affettivo con il figlio... è assurdo.

Di Alessandra Z.

Pubblicato il
giugno 09 alle 15:58h
Ba , lo trovo un ddl triste. Figli con la valigia. 15 giorni da una parte 15 gg dall'altra. Stressiamolo fin da piccoli. Lo trovo assurdo. Che i genitori lavorini su se stessi, noi dobbiamo fare il lavoro piu" grosso non i piccoli! Ogni volta che leggo di tale legge mi viene il mal di pancia!

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